Come funziona la legge elettorale? (per quello che ne sappiamo)

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–       Ehi! Hai sentito? Roba grossa!

–       Che c’è? Che è successo?

–       La politica si muove: dopo anni di parole a vuoto, c’è l’accordo per la nuova legge elettorale.

–       Be’ amico mio, piano. La politica sta solo facendo il suo dovere. Io mi aspetto presto interventi sul lavoro, i giovani, la scuola…

–       Certo, hai ragione. La legge elettorale però è importante, dice molto di quello che uno Stato vuole essere.

–       Ma tu hai capito come funziona questo Italicumitalicum-renzi

–       I principi sono chiari, ma attento a non correre: al momento abbiamo solo un accordo tra i partiti della maggioranza di governo, più Forza Italia. Ora l’accordo diventerà un testo di legge, che sarà discusso in Parlamento e poi votato. Ci vorranno qualche mese e tanti dibattiti perché la legge venga approvata.

–       Ok, ho capito. Ma mi parlavi di principi: quali sarebbero?

–       Guarda, li spiega bene Roberto Giachetti in questo post sul suo sito.

–       Giachetti? Me lo ricordo…È quello che faceva lo sciopero della fame per l’abolizione del Porcellum, vero?

Roberto Giachetti poco prima di Natale annuncia la fine del suo sciopero della fame

Roberto Giachetti poco prima di Natale annuncia la fine del suo sciopero della fame

–       Proprio lui. Un ex radicale, ha combattuto la sua battaglia non violenta con orgoglio. Il suo unico difetto è di essere renziano, per cui spende soprattutto parole al miele per la proposta di legge. A noi fieri sostenitori della fairness giornalistica serve pure un po’ di frizzante ironia. Per questo puoi dare un’occhiata al breve pensiero di Francesca Fornario, che dalle colonne del glorioso manifesto ridacchia: Silvio e Renzi hanno trovato la legge su Groupon, questo Italicum non è neppure costituzionale.

–       Mmh, ci darò un’occhiata. Ma mi confondi un po’ le idee. In questi giorni ne sto sentendo di tutti i colori. Qualcuno sta già preparando la festa di san Matteo da Firenze, altri gridano al miracolo: al Nazareno, la sede del PD, Silvio è risorto. Molti attaccano che Italicum è poco più di un Porcellum corretto, mantiene le liste bloccate e il premio di maggioranza aboliti dalla Consulta. L’illustre Sartori, addirittura, lo ha definito un Pastrocchium…aiuto!

–       Be’, cerchiamo di capire. Intanto bisogna ribadire che il testo è ancora da stendere in via definitiva, poi dovrà passare in Commissione Riforme e quindi in Parlamento. E ogni passaggio potrà migliorarlo o peggiorarlo, dunque modificarne il giudizio. Io credo comunque che per quanto ne sappiamo ci siano almeno tre criticità da risolvere.

–       Vai, ti seguo.

–       La prima, come dicevi già tu, riguarda le liste bloccate. Per questo bisogna capire una cosa: un candidato potrà essere presente in più collegi? Per esempio, Forza Italia potrà candidare Berlusconi come primo nome nelle liste di tutti i collegi? Sarebbe un ritorno al peggio del Porcellum: in ogni circoscrizione l’elettore di FI voterà per Berlusconi, che poi però sarà eletto in un collegio solo (ancora non ha l’ubiquità, anche se con Dudù pare ci stia lavorando). Così gli subentreranno i secondi nelle liste…e chi ci dice che non saranno dei “nominati” come Razzi, Scilipoti, o altri parlamentari tristemente noti delle ultime legislature?

Antonio Razzi è un convinto europeista: una volta disse che «A Berlusconi darei anche un reno».

Antonio Razzi è un convinto europeista: una volta disse che «A Berlusconi darei anche un reno».

–       Caspita, sarebbe un disastro. Speriamo venga ben specificata questa cosa, che ogni candidato si può candidare solo in un collegio. Sennò tutta la legge è una schifezza.

–       Esatto. Almeno un punto a favore della legalità è dato dalla legge Severino: nelle liste non si potranno inserire persone condannate a più di due anni.

–       Meno male che Severino c’è.

–       Ora, ci sono due sistemi per “sbloccare” il listino. Il primo sono le preferenze: il partito propone i 4-5 nomi, e l’elettore segnala sulla scheda chi vuole vedere in Parlamento. Certo le preferenze hanno dei limiti: creano competizione forte all’interno dei partiti, e spesso hanno generato casi di corruzione. Oppure, un secondo modo sono le primarie di collegio: ogni partito fa scegliere ai suoi elettori l’ordine dei candidati nel listino, in base ai voti che ricevono in una consultazione analoga alla “parlamentarie” PD del 2013.

–       Perfetto. E quanto al premio?

–       Ecco la seconda criticità. Il premio scatta automaticamente per il partito o coalizione di maggioranza relativa che supera il 35% dei consensi. Però, pensa: si formano due grandi coalizioni, ed entrambe superano il 35%. Una delle due vince di poco. È giusto che si pappi tutto il premio, senza un ballottaggio che consulti anche gli elettori che avevano votato altre forze al primo turno? Perché non pensare a un meccanismo tipo quello che regola i palyoff della Serie B di calcio? Se il distacco è risicato, ad esempio entro il 3%, in ogni caso si fa un ballottaggio. Se invece c’è uno scarto ampio tra le prime due forze, ben venga il premio diretto. Purchè la soglia di accesso al premio, dunque il famoso 35%, sia rispettata.

–       Interessante questa proposta stile Serie B! E l’ultima criticità?

–       Riguarda le soglie di accesso al Parlamento. Con l’Italicum, un partito che si presenta da solo deve ottenere almeno l’8% dei voti per entrare in Parlamento. È una soglia molto alta, che raddoppia quella precedente fissata al 4%. Ti ricordi Giannino e Ingroia, che fecero la campagna elettorale 2013 con i loro partiti FARE e Rivoluzione Civile? Ecco, loro non entrarono in Parlamento perché presero meno del 4%.

Solo una laurea falsa ha impedito al sobrio Oscar di fermare il declino dell'Italia

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–       Ah, è vero, c’erano pure loro! E per le coalizioni, invece?

–       La coalizione deve ottenere almeno il 12% per sedere in Parlamento. E nella coalizione, ogni partito deve raggiungere almeno il 5%.

–       Soglie molto alte, quindi. Immagino sia per obbligare i partiti più piccoli a fare alleanze con i grandi…

–       Centro. Un partito medio-piccolo, con delle soglie così alte, avrà paura a correre da solo: cercherà l’alleanza con un partito più forte, o farà direttamente una fusione per evitare il rischio di non raggiungere il 5% all’interno della coalizione.

–       Ho capito. Insomma, il lavoro è ancora lungo. In tutto questo, che fine ha fatto quel simpatico signore pisano…quello che non c’ha scritto Joe Condor sulla fronte…

–       Ma chi, Enrico Letta?

–       Già, Letta! Il Presidente del Consiglio. C’è ancora?

–       Un po’ trascurato dai media, ma è vivo e lotta insieme a noi. Ecco, come spiega Giachetti la riforma elettorale è vincolata per accordo tra i partiti all’abolizione del Senato e alla riforma del Titolo V. Queste ultime sono modifiche “costituzionali”. Come tali, vanno lette quattro volte in Parlamento, due alla Camera e due al Senato, e approvate da più dei 2/3 del Parlamento stesso. Per questo serve un voto che coinvolga Forza Italia, che non fa parte dell’attuale maggioranza di governo ma coi suoi deputati consente di raggiungere la soglia magica dei 2/3. Renzi e Berlusconi hanno stretto un patto che riguarda tutti e tre i provvedimenti: se salta l’accordo su uno, saltano tutte e tre le riforme. Anche quella elettorale.

–       Solo che se salta l’abolizione del Senato, l’Italicum diventa ingestibile. Allora per forza queste tre proposte devono camminare insieme.

–       Limpido. E per questo il governo Letta dovrebbe uscire rafforzato dalla vicenda: se l’accordo regge, almeno un altro anno di governo – il tempo necessario all’approvazione delle riforme costituzionali – è garantito.

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–       Un’ultima cosa: ma che è successo al PD? Cuperlo si è dimesso, il suo fake su Twitter è letteralmente impazzito!

–       Cuperlo si è dimesso in disaccordo col metodo di Renzi, che ha lavorato autonomamente per stringere l’accordo con Berlusconi e Alfano, e ha poi presentato il “pacchetto” delle tre riforme al Partito nella Direzione di lunedì. La cosa non è piaciuta all’ala “sinistra” del partito e Cuperlo, che è anche il capo della minoranza interna, ha ritenuto di non poter garantire la terzietà del ruolo di Presidente.

–       Che cosa carina! L’ha fatto perché vero comunista.

–       Dici che comunista suona bene con sconfitta?

–       Sì, cioè, no. Comunista dovrebbe suonare meglio con conquista.

–       E allora?

–       Devi sapere che il 21 Gennaio del 1921 il congresso del Partito Socialista concluse i lavori con la scissione di una parte del partito. Gli scissionisti diedero vita al Partito Comunista d’Italia, il partito che veniva da lontano e che portava lontano. Insomma Cuperlo, esattamente 93 anni dopo, aprirà una scissione come Bordiga e Gramsci.

–       Gramsci, chi?

I delegati del PSI al Congresso di Livorno, 1921

I delegati del PSI al Congresso di Livorno, 1921

Antonio Gramsci

Antonio Gramsci

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Informazioni su Gioele Anni

Da piccolo sognava di fare il calciatore per andare ai Mondiali. Ora sogna di fare il giornalista per andare ai Mondiali. Segretario nazionale MSAC, studente alla Scuola di Giornalismo "Walter Tobagi" di Milano (2016-18). @gioeleanni
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15 risposte a Come funziona la legge elettorale? (per quello che ne sappiamo)

  1. Carolina ha detto:

    Per chiunque voglia approfondire e comprendere a fondo quali siano i veri rischi di questa proposta di legge elettorale, consiglio di dare un’occhiata a questo articolo (forse lungo, ma completo) del mio prof di diritto costituzionale: http://marckuck.wordpress.com/2014/01/22/il-paracullum-un-tentativo-di-analisi-ragionata/

  2. marco ha detto:

    Interessante l’intervista su Repubblica a D’Alimonte (il politologo che ha affiancato Renzi nella trattativa con Berlusconi sulla legge elettorale): è quasi tutto un “eh ma Berlusconi non voleva”:
    1) “Anch’io avrei preferito un sistema basato sui collegi uninominali e sul doppio turno. Ma ci siamo trovati di fronte alla netta ostilità di Berlusconi”
    2) La soglia del 35% secondo molti è troppo bassa… “Non siamo riusciti ad alzarla, evidentemente Berlusconi spera di vincere al primo turno…”
    3) Avete bloccato le liste civetta? “Non siamo riusciti ad impedirle, ma abbiamo reso complicato presentarle”
    4) “Le liste bloccate non sono il male assoluto: possono essere usate molto bene per equilibrare la presenza di genere”. Che però non sarà garantita per legge. “Non siamo riusciti a far passare l’alternanza uomo-donna nelle liste”
    5) Perché non adottare i collegi uninominali proporzionali del vecchio Senato che sarebbero perfettamente compatibili con il meccanismo adottato? “Berlusconi non vuol saperne, perché vuol controllare lui chi verrà eletto”

  3. Pingback: Come funziona la legge elettorale? (per quello che ne sappiamo) | Diary of a Sportsman

  4. Gioele Anni ha detto:

    Grazie Caro per il contributo! Articolo chiaro e interessante, spiega bene quali punti tenere d’occhio durante il lavoro parlamentare sulla legge. Thanks!

  5. Carolina ha detto:

    Non c’è di che! Ho voluto fare un po’ di chiarezza su questa proposta di legge, perché..ahimé, ho notato che la si è presa un po’ troppo alla leggera (e nei casi limite la si apprezza)! Purtroppo, non si capisce la gravità di un premio di maggioranza così importante (che sia ad un turno o a due, è veramente esorbitante!). Le liste bloccate non portano che alla formazione di un Parlamento di “nominati” (e come hai ricordato giustamente tu nell’articolo, aumenta la possibilità di corruzione). Gli sbarramenti sono assurdi (l’8% significa che si tiene fuori dal parlamento un partito con 3.000.000 di voti!!). La logica del ballottaggio e lo sbarramento più basso porta inevitabilmente ad apparentarsi non per governare insieme, ma per fare il jackpot. Infine, il riparto nazionale ha degli esiti assolutamente distorsivi.

  6. Gioele Anni ha detto:

    Ti dirò, io non sono contrario al premio di maggioranza in sé. In Francia Hollande è Presidente avendo ottenuto al primo turno il 29%. In Spagna pure il sistema è immediatamente maggioritario anche se, in linea teorica, la differenza tra i due partiti dominanti potrebbe essere anche dello zero virgola. Personalmente sono per un sistema maggioritario che garantisca la governabilità, con la garanzia degli strumenti di controllo già previsti dalla nostra Costituzione (primo fra tutti il ruolo del Presidente della Repubblica) ed eventualmente migliorabili, come suggerisce il prof.
    Per il resto, concordo! Mi auguro che le liste saranno “sbloccate”, meglio se con primarie interne obbligatorie che con preferenze; e che gli sbarramenti siano rivisti. Sul riparto nazionale: da un lato lo gradisco, visto che tutela la rappresentanza dei “partitini” (con il sistema spagnolo puro, di fatto avremmo avuto in Parlamento solo i due/tre partiti maggiori con forte rappresentanza); dall’altro spero proprio che si inseriscano meccanismi per garantire la diretta rappresentanza tra territori ed eletti, non prevista automaticamente da questo sistema.
    La valutazione comunque è condivisa: non punto d’arrivo, ma punto di partenza.

  7. Carolina ha detto:

    L’hai detto: un sistema maggioritario è quello che ci vorrebbe e personalmente, lo preferirei a doppio turno (alla francese, per intenderci). Conosco mio malgrado i difetti del maggioritario: scarsa elasticità e potenziale disproporzionalità (vedi appunto il caso Hollande da te citato), ma d’altra parte sarebbe un sistema semplice, conterrebbe il numero di partiti e andrebbe a sostegno della stabilità di cui necessita il nostro Paese.
    Cosa ne penso in definitiva di questa proposta? Non è altro che un “remake” del Porcellum, sfasato di qualche numero. E..ahimé, conosciamo gli effetti della Legge Calderoli.

  8. macitarella ha detto:

    In linea con Carolina, credo anch’io che non si possa parlare di riforma elettorale innovativa, quanto di una rivisitazione del Porcellum che, probabilmente non rispetta quelli che sono i parametri costituzionali, come, appunto il suo avo. Si è dinanzi, nuovamente, ad un tentativo di maggioritario coatto che, funzionerebbe, forse, al momento elettorale, ma non di certo a quello politico. Si è soliti pensare in termini di Bipolarismo come se fosse sinonimo di Bipartitismo, invece l’Italia è assolutamente un sistema pluripartitico di tipo moderato in cui le differenze ideologiche sono molto contigue e non si presentano più come elemento di distinzione partitica (in senso classico). Inibire, inoltre, la capacità del corpo elettorale di indicare la preferenza significa,il venire meno di uno dei principi democratici classici: partecipare al processo decisionale. (non solo, e non necessariamente, mediante una intermediazione mediata.) Ed ancora, il Porcellum ha manifestato la sua fallacia (forse più evidente di quelle evidenziate dalla Consulta.) nella rottura che, l’apparizione di un “terzo polo” rappresentato dal M5s, ha determinato nel sistema politico inteso come bipolare. Non credo, difronte a queste analisi (meglio articolate da chi sopra) si possa parlare di Terza Repubblica. Si è romantici, e probabilmente nostalgici, ma la legge elettorale così pensata sembra come una struttura che, imposta agli individui, vuole orientarne le azioni senza tener conto delle specificità. Dunque, più che di terza, io parlerei di un ritorno alla Prima Repubblica in cui il gioco politico era gestito da pochi partiti polarizzati, dove le dinamiche di gestione del potere e di amministrazione erano decise dagli organi interni, e la governabilità (tanto ricercata) non ha significato efficienza governativa. Né per durata, né per risultati raggiunti.
    Ecco, il romanticismo affiora pensando che, prima di adottare una legge elettorale, certamente necessaria, debbano essere i partiti ad aprire una riflessione ampia sulle identità ed i meccanismi di funzionamento e selezione che utilizzano. Quindi sì, non buona la prima, e neppure la seconda. 🙂

    • Gioele Anni ha detto:

      Condivido le perplessità che esprimi, già in parte esplicitate nell’articolo e negli interventi. Permettimi però due considerazioni contrarie al tuo pensiero, che pure rispetto. Il tuo accenno al M5S mi permette di dire che non sono d’accordo con chi pensa alla legge elettorale nel quadro della situazione politica contemporanea del Paese (non mi riferisco direttamente a te, ma ho letto anche sui giornali diversi interventi che partivano da questo presupposto). Certo, la legge elettorale è la più complessa perché la votano i partiti che verranno “giudicati” dagli elettori sulla base di quella stessa legge, dunque ognuno prova a tirare l’acqua al suo mulino. Ma io credo che la legge elettorale vada pensata nell’ottica della più generale condizione di rappresentanza del Paese. Così come in Spagna può andar bene un sistema che genera un bipartitismo molto forte, in quanto i partiti più rappresentativi sono sostanzialmente due, così in Italia, proprio per la presenza di «un sistema pluripartitico di tipo moderato», non possiamo prescindere da una forma di proporzionale, corretto con un premio maggioritario che garantisca governabilità. Su questi due passaggi, a me sembra che “Italicum” rispecchi le condizioni che abbiamo detto. Sono poi in grande disaccordo quando parli di «un ritorno alla Prima Repubblica»: la prima Repubblica era appunto quella del proporzionale puro, della maggioranza inarrivabile e dei governi-pastone che «tiravano a campare» per compromessi al ribasso. Se addirittura per fare un governo devi tenere in piedi un “pentapartito”, con 5 rivendicazioni diverse, è purtroppo naturale che il governo finisca per accontentare un po’ tutti, senza poter imprimere un reale indirizzo. In questo senso la seconda Repubblica è iniziata col Mattarellum, che infatti ha garantito piena governabilità per almeno 2 legislature (1996-2001, csx in varie salse; e 2001-2006, FI). Ora l'”Italicum” ha tutti i difetti che giustamente gli abbiamo riconosciuto, ma mi pare che ci sia il tentativo di dare una governabilità stabile, sempre temperata dalle garanzie costituzionali, e dunque una forte discontinuità coi “governicchi” che hanno segnato la storia repubblicana. Ammesso – altra questione già sollevata nei commenti a questo post – che i governi di coalizione senza un serio patto (“alla tedesca”, per intenderci) possano essere considerati affidabili.
      Grazie per il tuo intervento!

  9. Stefano ha detto:

    Carissimi Gio e Marco, innanzitutto complimenti per l’articolo!
    Io vi farei una domanda, poco tecnica e molto umana: non temete anche voi che Berlusconi ce lo stia mettendo in quel posto l’ennesima volta? Io spero che Renzi sia in grado di tenergli testa… (nota politica. L’unica speranza è che questo modo di agire di Renzi è il contrario di quello che ha sempre avuto la sinistra, e che è stato evidentemente improduttivo.
    Per quanto riguarda la legge io non so, perché non sono un esperto. Credo che l’unico sistema che avrebbe veramente rivoluzionato la rappresentanza in Italia sarebbe stato il sistema uninominale, in cui c’è un reale contatto tra i cittadini e i deputati. Non son così convinto che le primarie obbligatorie per i candidati dei listini siano una buona alternativa.. La legge attuale sembra veramente una riedizione ritoccata del porcellum. Cambia solo qualche valore, qualche soglia e i collegi, ma nella sostanza rimane lo stesso!
    Non so davvero che pensare. Sicuramente apprezzabile lo sforzo di Renzi di dare una svolta alla situazione politica!
    P.S. Cuperlo si è dimesso perché è stato abbandonato dalla minoranza pure. Pare lui avesse proposto la bocciatura in direzione, ma gli altri di minoranza hanno deciso per la neutralità. Se fosse stato forte dei suoi che l’appoggiavano, mica si sarebbe dimesso per una cattiveria di Renzi.
    P.P.S. Però gente, Gramsci non si tocca.

    • Gioele Anni ha detto:

      Grazie Ste! Giusta la tua precisazione su Cuperlo. Riguardo alla legge, io riprendo le posizioni tue e del prof. citato da Carolina: buono che finalmente si faccia qualcosa, l’auspicio è che il «punto di partenza» dell’accordo “R&B” sia migliorato in Parlamento.
      Per quanto riguarda la domanda «molto umana»: la paura è più che legittima, altroché. Berlusconi non è affidabile, sa di essere agli ultimi giri di giostra, le giravolte dei mesi di ottobre e novembre sul governo dimostrano che non agisce più secondo alcuna linea guida politica (ammesso l’abbia mai avuta…). Però rilancio: il pacchetto delle riforme comprende due modifiche costituzionali non rinviabili, e al momento non le puoi fare se non con FI. È un vero peccato che il M5S non si apra ad alcun dialogo, ma dalla derisione di Bersani da parte di Crimi/Lombardi in giù (“Sembra di essere a Ballarò”, cit.) la loro legislatura è stata quasi sempre uno sbattere di porte. Io temo che B. farà la legge elettorale, poi troverà un pretesto e si tirerà fuori dalle riforme costituzionali. A quel punto però potrebbe concretizzarsi un’altra variabile: Napolitano si dimette, e stavolta PD e M5S potrebbero accordarsi per un Presidente molto meno di garanzia per B. rispetto a Napolitano. Dunque, nel gioco di vantaggi e svantaggi, forse B. non avrebbe utilità a compiere lo “scherzetto”: meglio far passare il 2015, e poi nel 2016 giocarsi tutto nell’ultima, spettacolare campagna della sua esperienza politica. Ma siamo nel pieno terreno della fantapolitica. Tante cose possono accadere, dal destino personale di B alle sorti di Letta e della sua squadra. Giorno dopo giorno uno scenario così labile si modifica.
      Su Gramsci, e sulla sua personale visione rispetto alla tua domanda, lascio la parola al compagno campano!

  10. marco ha detto:

    Grazie Stefano per l’intervento perché il dialogo è abbastanza lungo (pochi audaci giungono fino alla fine) e nonostante ciò non è stato possibile per noi discuterne di un aspetto valutativo della riforma così proposta all’interno del post. I commenti ci stanno restituendo la possibilità di analisi.
    Personalmente quanto desta perplessità e preoccupazioni è l’idea che in forma si rinuncia alla rappresentabilità per favorire la governabilità. I sintomi ci sono tutti: soglie troppo alte (come nota Carolina); eccessiva polarizzazione, se non oligopolio partitico (estensori dell’accordi FI-PD) e scarsa efficacia del maggioritario in termini di azione governativa (come nota Mariangela). In più non comprendo l’esaltazione delle primarie rispetto alle preferenze: in effetti se le preferenze danno spazio alla corruzione, non capisco come le primarie non possano farlo (non mancano riferimenti nell’area del centrosinistra). Infine credo che il dialogo sulla legge elettorale, dunque di forma, trascuri la realtà politica, dunque di contenuto. Ad ogni modo Gramsci si tocca: nel senso che va studiato (come critico storico, filosofico, letterario e marxista) e il suo pensiero è stato fondamentale nella mia formazione. Però ciò non toglie che si possa scherzare, soprattutto quando la classe politica del presente dimentica i suoi insegnamenti.

  11. Emanuele ha detto:

    Mi sembra sempre che nel costruire la legge elettorale si giochi a scacchi. Sai quante previsioni stanno facendo in questi giorni?
    Ad ogni modo una integrazione sulla prima criticità:

    5. Niente candidature multiple
    “Nessun candidato può essere incluso in liste con il medesimo contrassegno o con diversi contrassegni in più di un collegio plurinominale”. La legge lo dice espressamente e in più abroga l’articolo 85 del decreto 361 del 1957, che prevedeva che “il deputato eletto in più circoscrizioni deve dichiarare alla Presidenza della Camera dei deputati, entro otto giorni (dalla data dell’ultima proclamazione), quale circoscrizione prescelga”. Questa norma permette di superare un altro degli aspetti più contestati del Porcellum: la presenza di candidati molto noti nei posti eleggibili più in vista e in più collegi, che poi potevano scegliere dove essere eletti liberando i seggi per altri candidati. – da qui: http://www.ilpost.it/2014/01/23/10-cose-nuova-legge-elettorale/

    D’accordissimo sulla seconda criticità, infatti nei commenti al link si chiedono se non sia giusto “almeno il superamento del 40%”. Forse il centrodentra non vuole il doppio turno garantito al 100%?

    Che ne pensate della questione “Salva Lega”, conflitto di interessi e quote rosa? http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/23/legge-elettorale-quote-rosa-cosi-sono-finte-e-il-salva-lega-non-e-morto/854849/

    Boh, alla fine aspetto un processo democratico di dialogo in Parlamento. Son curioso della discussione. Anche perché credo molto nel dialogo, acquisire una capacità così profondamente democratica dovrebbe essere la base di ogni società e cultura. Perciò la scelta di toccare Gramsci è fondamentale. Democrazia=cultura=dialogo (Complimenti per tutto il blog)

    “La cultura è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri.”
    Antonio Gramsci

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