#1 Elezioni Europee – Fatta l’Europa bisogna fare gli Europei

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Domenica 25 maggio, tra due mesi esatti, l’Italia è chiamata alle urne per eleggere i rappresentanti al Parlamento Europeo. Ma che cos’è l’Europa per noi? Come funziona l’Unione Europea? Che significato avranno queste elezioni, e come segneranno i prossimi cinque anni di storia europea? Ce lo siamo chiesti e abbiamo deciso di parlarne. In dialogo, come sempre.

–        Mancano due mesi alle elezioni europee. Dobbiamo parlare di Europa!

–        Cos’è, un’altra versione del “Ce lo chiede l’Europa”? Dopo le riforme di Monti, il vincolo del 3%, il patto di stabilità, ora anche Stradialoghi è costretta dai burocrati di Bruxelles?

Anche Luciano Canfora sta con gli autori di Stradialoghi

Anche Luciano Canfora sta con gli autori di Stradialoghi

–        No! Non ce lo chiede nessuno…siamo noi che lo dobbiamo a noi stessi. Arrivano queste elezioni, e io ho la sensazione che in Italia non ci sia la giusta consapevolezza.

–        Stavo scherzando amico. Lo sai che la penso come te, che è importante parlare di Europa, e che le europee del 25 maggio potrebbero segnare una svolta per il nostro futuro. Ma su una cosa non sono d’accordo: io credo che ormai questa consapevolezza dell’Europa stia maturando.

–        Dici? In che senso?

–        Negli ultimi anni, l’Europa è entrata pienamente dentro la vita degli italiani. Abbiamo imparato a fare i conti con parole come spread, BCE, patti di bilancio. Stiamo capendo che la nostra politica dipende fortemente dalla politica comunitaria dell’Unione Europea.

–        Non sono convinto, la penso un po’ diversamente. È vero, gli italiani sanno che l’Europa è il quadro in cui si muove tutta la nostra politica. Basta ascoltare un telegiornale di questi giorni: nel nostro Paese si parla tanto di riforme, ma tutto quello che viene proposto in Italia deve ottenere l’ok da Bruxelles e da Francoforte. Certo, l’italiano medio ha capito che l’Unione Europea è un’istituzione decisiva. Ma non come la intendevano i Padri fondatori, tanti anni fa.

Alcide De Gasperi con Konrad Adenauer, Robert Schuman e i ministri degli Esteri di Olanda e Lussemburgo durante i lavori del Consiglio d'Europa a Strasburgo: era il 1951.

Alcide De Gasperi con Konrad Adenauer, Robert Schuman e i ministri degli Esteri di Olanda e Lussemburgo durante i lavori del Consiglio d’Europa a Strasburgo: era il 1951.

–        Continua, voglio capire.

–        Mi sembra che l’Europa non sia percepita come quella comunità di valori, di scambi commerciali e di principi legislativi uniformanti che i vari Spinelli, De Gasperi, Schuman avevano in testa. Piuttosto, l’Europa sta diventando il capro espiatorio di ogni questione. Guarda solo alle forze di opposizione italiane: tutte, da Fratelli d’Italia alla Lega, da Grillo fino in parte a Forza Italia ce l’hanno con l’Europa e con l’Euro, e non escludono – per la verità non senza un po’ di confusione – anche l’uscita dalla moneta unica. Qualcuno vorrebbe un referendum sull’Euro, qualcuno invoca il ritorno alla Lira. Ma anche le forze europeiste, lo stesso PD ad esempio, mostrano disagio: prendi Renzi, che continua a ripetere la necessità di restare nei vincoli dei trattati eccetera eccetera, però appena può rivendica l’importanza, il prestigio e la forza dell’Italia. Temo si rischi una deriva di queste elezioni in chiave nazionalista. E, ultima considerazione, mi pare che lo stesso stia accadendo in altri Paesi: valga l’esempio della Francia, dove alle elezioni comunali di domenica scorsa l’ultradestra della Le Pen, a sua volta antiEuro, ha preso il 7% su base nazionale. Te la vedi Forza Nuova al 7%? Non saresti preoccupato?

Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, e Marine Le Pen, leader del Front National, dopo un pranzo a Strasburgo, lo scorso 15 gennaio.

Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, e Marine Le Pen, leader del Front National, dopo un pranzo a Strasburgo, lo scorso 15 gennaio.

Salvini voleva pagare il pranzo, ma coerente con la linea no-Euro aveva solo questi. Che figura con Marine.

Salvini voleva pagare il pranzo, ma coerente con la linea no-Euro aveva solo questi. Che figura con Marine.

–        Quello che hai detto di Renzi m’interessa, e secondo me rafforza la mia tesi. L’Europa ora è un punto al centro dell’agenda politica del Paese, e questo tour europeo “da duro” del Presidente del Consiglio – sebbene accolto da qualche sorrisetto, come ai tempi di Berlusconi – lo dimostra. Non possiamo più vivere, in Italia, senza interessarci di Europa. Ora, io credo che queste saranno le prime elezioni veramente europee della nostra storia. Per due motivi, che hanno a che fare con le nostre dinamiche interne.

–        Quali sono?

–        Primo: si parla appunto di temi europei, di austerity da allentare, di regole finanziarie comuni, di una unione monetaria da ripensare: la campagna elettorale non sarà un regolamento di conti interno, anche se certo il risultato dei singoli partiti sarà una verifica a un anno dalle elezioni politiche; si parlerà davvero delle proposte che vogliamo portare in Europa. E poi di solito alle Europee si candidavano big di partito che erano stati fatti fuori dal Parlamento o “grandi nomi” per attirare voti. Sul primo caso penso ad esempio a Cofferati, che già segretario CGIL e poi sindaco di Bologna, fu spedito a Bruxelles benché lì i temi del lavoro siano ben diversi da quelli discussi in Italia. Invece, anche se ancora dobbiamo vedere le liste dei partiti, credo che per la prima volta queste elezioni vedranno la proposta di una classe dirigente europea che si dedica all’Europa e non all’esilio o al prepensionamento: appunto perché va inteso che l’UE non è il posto dove proseguire da più lontano la politica italiana, ma un luogo a sé e a suo modo decisivo, che richiede competenze in parte simili ma in parte diverse – prima fra tutte la conoscenza dell’inglese – rispetto alla politica nazionale.

Cofferati a Rocchetta

–        Sono riflessioni interessanti. Anche se rimango un po’ scettico. Sì, forse hai ragione, i partiti hanno preso consapevolezza dell’Europa. Ma i cittadini? «Fatta l’Italia dobbiamo fare gli Italiani», diceva Cavour. L’altro giorno una ragazza mi ha detto: «Fatta l’Europa, dobbiamo fare gli Europei»…ecco, sono d’accordo con lei! Siamo già in ritardo, di ventidue anni, perché ai Trattati di Maastricht del 1992 non è seguita una vera educazione alla cittadinanza europea. Pensa alle nostre scuole, in cui non s’imparano le lingue! Non sta passando l’idea che l’Europa deve essere una comunità politica vera, in cui gli Stati membri guardano alle questioni fondamentali dentro una prospettiva ben chiara e condivisa.

–        Alt, l’Europa va ripensata dalle basi. Ti do un semplice dato: l’UE ha 500 milioni di abitanti, mentre gli Stati Uniti, il più grande modello federale, solo poco più di 300. Quando si sente parlare di “Stati Uniti d’Europa” io dico che bisogna ragionarci su bene. Ogni stato europeo ha una sua storia, veniamo dai conflitti interni che sono culminati con le due guerre mondiali e prima ancora con lo scontro tra i grandi imperi dell’età moderna; un’unione federale simil-USA non è così automatica. Detto questo, vedo tre strade che si affermano. I pro Europa in tutto e per tutto; gli anti Europa in tutto e per tutto, non senza una dimensione populista; e poi per la prima volta una terza via, che riconosce l’esigenza di cambiare l’Unione Europea ma da dentro, e non annullandola: mi riferisco ad esempio al progetto della Lista Tsipras che sta unendo molti partiti delle sinistre nazionali. Credo sia un’iniziativa utile alla formazione di quella cittadinanza europea trasversale in tutta Europa.

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–        Insomma la lista Tsipras a te piace. Certo ci sono tanti motivi d’interesse. In Italia, come si posizionerà il Movimento 5 Stelle? Farà fronte comune con altri partiti antiEuro, facendo cadere il dogma delle non alleanze? E che portata avrà il Nuovo Centro Destra alla prima prova dei voti? Berlusconi rimarrà nel Partito Popolare Europeo, o si porrà come partito antieuropeo?

–        E quali proposte politiche per l’UE dei prossimi anni emergeranno? Potrebbe esserci dentro il Parlamento Europeo un solido gruppo contro l’Euro; i partiti di maggioranza relativa dei singoli Paesi potrebbero essere diversi da quelli che li governano.

–        Per i prossimi due mesi dialogheremo tanto di Europa. Dobbiamo capire le cose più tecniche, come il funzionamento dei meccanismi elettorali; conosceremo i progetti dei singoli partiti italiani; staremo attenti ai movimenti più curiosi degli altri Paesi.

–        Ci informeremo informando.

–        Già. Per oggi ti saluto come si salutano due Europarlamentari.

–        E come si salutano?

–        Alla napoletana: “Ue!”

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